Con la presente inauguriamo la rubrica delle interviste agli autori che hanno elaborato un fantastico di origine mediterranea.
Ecco a voi, indi,
Francesco Barbi
autore de L’Acchiapparatti di Tilos, pubblicato da Campanila nel 2007, poi rivisto e corretto ne L’Acchiapparatti, uscito per i tipi della BaldiniCastoldi&Dalai nel 2010, attualmente alle prese con le battute finali del sequel Il burattinaio.
1- Parlaci un po’ di te, chi è Francesco Barbi?
Sono nato nel 1975 a Pisa, da qualche anno insegno matematica e fisica nella scuola superiore e ho una figlia di 3 anni e mezzo che adoro. Sono ancora precario e solitamente ho incarichi annuali che mi impegnano qualche ora alla settimana. Tutto il tempo che mi resta lo dedico alla scrittura.
2- Come riesci a conciliare il lavoro di scrittore con gli altri impegni della tua vita?
Come detto, la scrittura è al momento l’attività a cui dedico la maggior parte del tempo che ho a disposizione. Fortuna che mia moglie mi appoggia anima e corpo. Semmai ho il problema di dover conciliare gli altri impegni della mia vita con il lavoro di scrittore.
3- Da più di un anno tieni un laboratorio di scrittura sul blog
http://lacchiapparatti.bcdeditore.it/, che impressione hai del livello medio dei nostri esordienti? Ci sono stati dei cambiamenti durante tutto il tempo in cui l’hai tenuto?
Il mio non è un corso… Propongo tracce, tento di tenere le fila delle storie scritte a più mani e di mettere la mia esperienza in questo progetto bislacco. Insomma, non credo di potermi rendere conto del livello medio dei “nostri” esordienti attraverso ciò che scrivono i partecipanti alle micro-storie del blog.
4- Che rapporto hai con Pisa e il suo territorio?
Direi molto bello. Pisa è una piccola città, o un paesone, se vogliamo. Non possiede il fascino e le opportunità delle grandi metropoli, ma è più a misura d’uomo. Sebbene mi dispiaccia di non aver vissuto e dunque conosciuto intimamente altre città, sono contento di abitare a Pisa e di conoscere molti dei suoi segreti, quasi fosse un’amica di vecchia data, una compagna da sempre; alle volte mi capita di fare una passeggiata o di aggirarmi furtivamente di notte per il centro, apprezzandone gli angoli medievali, i vicoletti, le case-torri, i Lungarni e gli scorci caratteristici, i diversi quartieri, tutti popolati da qualche amico o conoscente…
5- Da dove vengono le tue Terre di Confine? Ti sei ispirato a posti che conoscevi o a letture da te fatte?
Qualunque autore è fortemente influenzato dal contesto socio-culturale nel quale è immerso e vissuto. Io sono sempre stato affascinato dalla storia Alto Medioevale, soprattutto dagli aspetti più cupi e grotteschi di quell’epoca, dalle condizioni precarie di vita, dai costumi, dalle credenze e dalle superstizioni. Volevo una base solida per la costruzione delle Terre di Confine e, spinto dal bisogno di verosimiglianza, ricordo di aver letto e/o riletto numerosi saggi sul periodo medioevale.
Mia madre era un’insegnante di lettere e, fin da quando ero piccolo, mi ha trasmesso la passione per la storia; mi portava in giro a vedere paesi medioevali, musei, quadri e statue, chiese e castelli. Mi raccontava storie, aneddoti, miti e leggende, mi leggeva le avventure di Millemosche e Carestia, raccontate in “Storie dell’anno mille”. Sono cresciuto con film emblematici come “L’armata Brancaleone”, libri come “La chimera”, “Il visconte dimezzato”, “Il nome della rosa”, “I malavoglia”… Non è un caso se l’ambientazione nella quale si svolgono le vicende de “L’acchiapparatti” è rurale piuttosto che epica. Al posto di cavalieri senza macchia e oscuri tiranni, maestose città e imponenti eserciti che si danno battaglia, ci sono contadini, becchini e cacciatori di taglie, prostitute, briganti, piccoli villaggi e fiere paesane.
6- E per quanto riguarda i tuoi personaggi, da dove vengono?
Un autore, nello scrivere un libro, non fa altro che rappresentare il proprio mondo interno e dar vita ai personaggi che lo popolano. Dai miei vissuti, dalle storie ascoltate, lette o viste, dai ricordi, anche profondi e inconsapevoli, è emersa una schiera di personaggi atipici e bizzarri… Anch’io mi sono spesso domandato da dove venissero fuori. E ogni volta che mi è capitato di rifletterci, nonostante i miei tentativi schizoidi in fase di stesura, mi sono trovato a riconoscere in ognuno di loro una parte di me, presente, passata o futura. O a scovare nei personaggi a cui davo voce aspetti ignoti, che aprivano nuovi capitoli del mio percorso.
7- Ti documenti prima di scrivere una storia?
Sì, ma non necessariamente prima. Spesso vado a caccia di spunti, verifico la plausibilità di certe idee o cerco notizie e informazioni durante la fase di stesura. Se la fase di documentazione è funzionale al frammento della storia che sto per scrivere, la affronto con uno stimolo maggiore.
Come detto in precedenza, nel caso de “L’acchiapparatti” il grosso dell’ambientazione è stato ideato prima. D’altra parte, ho poi arricchito di particolari luoghi, personaggi, costumi e così via in fase di stesura. Li immaginavo e li costruivo in dettaglio man mano che ne avevo bisogno, man mano che le vicende si sviluppavano. Un piccolo esempio di come procedo è mostrato qui:
http://lacchiapparatti.bcdeditore.it/2011/02/editing-il-burattinaio-estratto-cap-26/
8- Come va con la stesura del seguito dell’Acchiapparatti?
Ho iniziato la stesura de “Il Burattinaio” nel novembre del 2009. Mi restano da scrivere i 2 capitoli finali e l’epilogo.
9- Incontreremo di nuovo Zaccaria,Teclisotta e… Geschik?
Sì, noi ci saremo! Sì, sì, che ci saremo. Ehm, sì, per noi intendiamo noi e Isotta. Sì, i primi due. Sì, sì… E Ghescik? Sì, anche lui ci sarà… O forse no. Sì, cioé, non è che proprio lo incontreremo. No, questo no. Né lo vedremo mai… Ma lo incontreremo lo stesso però! Sì, lo stesso… O no?
10- Sarà pubblicato sempre con la Baldini Castoldi Dalai?
Sì. Salvo imprevisti, dovrebbe essere pubblicato in ottobre, mese più mese meno.
11- Leggi Fantasy scritto da autori italiani, quali i tuoi preferiti?
“Pan” di Dimitri e “Il risveglio dell’ombra” di Truguenberger mi sono piaciuti molto. Di recente ho letto con piacere “Il sentiero di legno e sangue” di Tarenzi e “Caos a Qasrabad” di Saguatti.
12- C’è qualcosa che non ti piace nell’attuale mondo del Fantasy italiano?
Di certo non mi piace che in Italia siano pochi i lettori e ancor meno i lettori di genere. Non a caso i libri fantasy (in senso lato) di maggior successo sono quelli rivolti ai cosiddetti young-adults, perché qui il bacino di lettori si allarga un po’.
Inoltre è forte la sensazione che non ci sia una tradizione solida, né forse ci sia ancora stata una reale maturazione del genere. Questo aspetto è probabilmente legato alla peculiare storia politico-culturale del nostro paese, che potrebbe aver ostacolato l’affermarsi del fantasy, ancora oggi genere di nicchia considerato alla stregua di letteratura di serie B. D’altra parte anche le scelte di alcune case editrici, che hanno cercato di cavalcare il boom del fantastico mondiale di questi ultimi anni, sono state forse poco lungimiranti… Di recente, però, mi pare che qualcosa di buono stia accadendo e che la qualità stia cominciando a venir fuori. Insomma, non biasimo quei lettori che hanno perso la fiducia nei riguardi degli autori nostrani, ma spero che possano riacquistarla.


Qualche mese fa ero in lettura del romanzo di Barbi ma mi sono fermato. Non per demerito del romanzo, ma piuttosto per poca voglia di fantasy; le mie attuali letture sono concentrate altrove.
Ho letto intorno a pagina 120 e ricordo solo che il testo era scorrevole (ho la prima versione) e i personaggi curiosi quanto basta per ritenerli stimolanti. L’ambientazione rurale a me piace ma, ecco, magari me l’aspettavo più ‘sporca’… non l’ho ancora terminato, per cui taccio.
Appena ritorna la voglia di Fantasy lo riprenderò, perché comunque mi ispira fiducia.
Alex.
Beh, posso dire che il nostro Barbi ha originalità e s’impegna seriamente nella scrittura. Una chance la merita di certo! Le due versioni, però, hanno delle differenze. Forse – quando ti tornerà la voglia – sarà meglio che cominci dall’inizio con l’Acchiapparatti (senza Tilos nel titolo).
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Bene, mi fa piacere che editoriaindipendente abbia trovato interessante la nostra piccola intervista.
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