Di Cristina Donati e Francesco Coppola
Cum sommo gaudio, torniamo anche alla nostra rubrica delle interviste ai personaggi che con l’immaginario mediterraneo hanno, a vario titolo, lavorato/inventato/creato. Questa volta è il turno di Francesco Dimitri, saggista e autore di romanzi di genere Fantastico approdato alla Salani con il titolo Alice nel paese della vaporità.
1 ) Ciao Francesco e grazie di aver accettato questa intervista. Secondo te, perché ti abbiamo chiesto di chiacchierare con noi sul sito di Med Fantasy.it, a parte il fatto che ci piacciono i tuoi libri?
Se i miei libri vi piacciono, non mi interrogo oltre.
2 ) L’impressione è che tu sia un’entità in perpetuo movimento: cosa stai facendo in questo periodo relativamente a lavoro, scrittura e varie?
Mi sto… muovendo. Ho un nuovo romanzo pronto che dovrebbe uscire non-so-ancora-quando, ma tra non tantissimo. Una storia piuttosto nera ma per niente disperata. Poi sto lavorando a un progetto grosso, di altro tipo, del quale per scaramanzia preferisco non dire niente. Sto scrivendo alcune cose in inglese. Sto preparando un progetto narrativo, che dovreste vedere prestissimo, per una grossa azienda. Sto comprando casa a Londra con la mia compagna. Sto iniziando lentamente a raccogliere materiale per un nuovo saggio: ma se mai ne farò qualcosa, se ne parlerà tra parecchio tempo. E raccolgo le idee per una saga vera e propria. Non posso essere più preciso, al momento, perché credo che parlare troppo delle idee tenda a irrigidirle, e poi spezzarle.

3 ) Sappiamo che non ti limiti a raccontare la magia ma la pratichi “sul campo”. Un autore che conosci, Luca Tarenzi, ha detto di desiderare di essere uno sciamano: tu lo sei già?
No. Non uno sciamano, intendo.
4 ) Hai dichiarato di recente che a te interessano i miti, ritieni che trarre ispirazione da essi arricchisca le narrazioni?
Tutte le narrazioni che mi interessano sono, in qualche modo, mitologiche. Prendi uno dei miei autori preferiti, John Fante: il suo Arturo Bandini non è più ‘realistico’ di Frodo. I miti incapsulano modi di essere, possibilità, sempre vaghe, mai definite – e ci aiutano a venire a patti con la vita, meglio, a costruire il tipo di vita che vogliamo. Io amo i fagioli, e ricordo di averli iniziati a mangiare, da bambino, dopo essermi innamorato dei film di Trinità. Mi piacciono i funghi perché piacevano agli hobbit. Eccetera. Non credo di essere particolare in questo: i miti di cui ci nutriamo, ci trasformano. Io cerco di lasciarmi trasformare solo dai miti che mi piacciono, da quelli che mi interessano. Cerco, eh – riuscirci è un’altra cosa.
Se invece parliamo di ‘miti’ classici, beh… vale più o meno lo stesso discorso. Il miglior complimento che si possa fare a un mito che ci piace è catturarne lo spirito, e stravolgerne la lettera. Molto fantasy fa esattamente il contrario (è fedele alla lettera delle sue fonti, e non allo spirito), e io lo trovo illeggibile. Anche qui, come in tutto il resto, questione di gusti.
5 ) Parliamo di editoria: cosa pensi in generale del modo in cui stanno reagendo le major editoriali italiane alla rivoluzione degli ebook? (DRM, legge Levi contro gli sconti sui libri, eccetera)
Tutto il male possibile. Molti editori e molti autori (non tutti) stanno trattando i lettori come se fossero dei nemici. Ma i lettori sono, letteralmente, quelli che ci danno il pane (io non credo alle cazzate su ‘arte’ e ‘mercato’ come entità distinte – ma è un altro discorso).
Qui negli UK, dove gli sconti su Internet esistono e Amazon ti fa arrivare i libri in giornata, i piccoli librai non stanno morendo (non più, almeno, di quanto stiano morendo altri piccoli business nella crisi complessiva). Io ho un’amica libraia che attivamente ti indirizza ad Amazon, molti di loro fanno business anche attraverso Internet, e così via. Sono le grandi catene a soffrire di più dell’impatto del commercio online. La legge Levi serve a proteggere loro, non questi mitologici librai di provincia.
DRM, non parliamone neanche (ma lì il problema non è solo italiano). Invece di provare a forzare i lettori a comprare, provassero a convincerli. Con la qualità dei libri, con la comunicazione, con i mille mezzi che ci sono a disposizione, oggi più che mai. A togliere un DRM ci vuole un istante, ma il senso di rancore che provi per essere stato costretto a farlo, non ti passa più.
6 ) In un articolo apparso questa estate su Repubblica, Pierdomenico Baccalario ha immaginato il futuro dell’editoria italiana come un campo in cui il ruolo degli editori tradizionali verrà in qualche misura meno, e nuovi autori si potranno affermare via web, senza l’apporto editoriale tradizionale, ma pagando da sé i servizi di correzione bozze, editing, impaginazione, oltre che facendosi molta autopromozione su internet. A questo quadro qualcuno ha risposto preoccupandosi. Temi anche tu che sarebbe un male un simile sviluppo?
Sta cambiando tutto, Pierdomenico ha ragione. Non so se il cambiamento prenderà la forme immaginate da lui, ma, dovesse prenderne altre, non saranno meno radicali. E a chi urla “questo è male!” rispondo che qualsiasi mercato, qualsiasi organizzazione, si basa sulle abilità di chi ne fa parte: se le abilità ce le hai, sta a te trovare un modo per metterle in campo. Fino a qualche anno fa il modo era chiaro, oggi lo è di meno. Ma la domanda di fondo non cambia: hai le abilità, sì o no? Sei bravo abbastanza da reinvestirti?
La forma che aveva, e in parte ancora ha, l’editoria, è relativamente recente: roba di poco più di un secolo. Anche la forma-romanzo è recente. Magari si andrà verso un futuro come quello che immagina Pierdomenico. Magari addirittura il romanzo di per sé passerà di moda, in favore di altre forme narrative.
Ma servirà ancora gente che sa raccontare storie. Servirà ancora gente che sa impaginare, correggere bozze, aiutarti con la promozione. Le persone, in concreto, restano. Di nuovo: se sei sicuro di te, non temi i cambiamenti, li prendi come una sfida. Chi piange la fine del mondo, sta solo piangendo la propria pigrizia. Ovunque, ma in Italia di più, c’è gente che campa di rendita da decenni – se questa rendita finisce, c’è solo da esserne contenti.

sogni
7 ) Hai spesso dichiarato che per te non esiste una realtà unica. In che modo il Fantastico (e il Fantasy in esso) può aiutare le menti ad aprirsi verso i multipli aspetti della realtà?
È un discorso complesso, perché a farlo, sembra di voler entrare nelle paludi para-accademiche che tanto affliggono la narrativa italiana. Proviamoci. Io credo che il fantastico sia un’arma potentissima, perché ti mostra, quando è fatto bene, che il mondo non è inevitabile. Che le cose possono essere diverse da come le vedi. Diverse anche in modo disturbante: devo ancora trovare una soddisfacente obiezione all’uso del cannibalismo che fa Michael in Straniero in terra Straniera.
Quando qualcuno crede che qualcosa sia ‘davvero reale’ (Jahvè, il metodo sperimentale, poco importa cosa), da lì al ‘difendere’ la realtà il passo è breve. Per difendere una realtà devi escluderne altre; ma escludere altre realtà vuol dire, in pratica, escludere altre persone. Usare i manganelli per tenerle fuori dal tempio sacro.
Il fantastico è una letteratura di scetticismo radicale – che vuol dire proprio il contrario di quello che di solito si intende per ‘scetticismo’. Se sei scettico su tutto, sei supremamente incantato, perché se niente è certo, allora tutto è possibile. Proprio tutto. Le porte del tempio si spalancano, si sciolgono e vomitano rock’n’roll.
Ma credo anche che questo ruolo il fantastico lo riveste al meglio quando NON si impegna a rivestirlo. I libri con una chiara base metaforica, allegorica, para-coglionica… mi annoiano a morte. Il fantastico che mi interessa è popolare – che non vuol dire stupido, anzi. Il cosiddetto ‘popolo’ è spesso molto più avanti rispetto ai letterati che vogliono insegnargli cosa è bene e cosa no. E mi rendo conto che una posizione del genere apre il fianco all’accusa di populismo.
Per la quale resta la vecchia, onorata risposta: Fnord.
8 ) C’è qualcosa che il mondo degli appassionati italiani del Fantastico potrebbe fare (meglio e/o di più) in questa fase, per ampliare la quantità e la qualità dei libri pubblicati dagli editori nostrani?
Gli appassionati non sono tenuti a fare niente. Se vogliono scrivere post lunghi chilometri in cui analizzano le cose pubblicate, facciano. Se vogliono usare quei chilometri per insultare chi scrive, facciano. Facciano tutto quello che li diverte, finché li diverte. Gli appassionati sono gente che compra libri e ha voglia di parlarne. Non è possibile chiedere loro di ‘leggere italiani in modo da sostenere il mercato’, o cose del genere. Alcuni sparano cazzate online, ma anche fare pessime figure è un loro diritto.
Quanto al cosa potrebbero fare… due cose, forse. Primo, un passaparola intenso sulle cose che vi piacciono: è così che si vendono i libri, molto più che con ogni altro mezzo. Secondo, se scaricate un libro pirata e vi piace, per favore, poi compratelo. Così avrete più libri da scaricare domani.
9 ) Sei stato il primo autore italiano di questa “nuova generazione” ad ambientare il Fantasy in una città italiana: Pan e La Ragazza dei miei sogni, entrambi a Roma. È una città che ispira l’Incanto?
È una città che conosco bene, in cui ho vissuto a lungo, e che mi ha svelato alcuni segreti. Ma ci sono segreti dappertutto, in ogni roccia, in ogni refolo, in ogni onda. Bisogna solo andarli a cercare. Comunque, quando scrivevo La Ragazza e Pan, neanche immaginavo che qualcuno li avrebbe definiti ‘fantasy’. Non immaginavo niente di preciso: io vedo il mondo in un certo modo, e racconto in un certo modo, tutto qui.
10 ) Il termine Med Fantasy viene spesso giudicato termine da classificatori e ha suscitato anche una parodia apparsa in rete. Credi che proporre (mai imporre) indicazioni (mai soluzioni) sia sbagliato?
Non ho grandi opinioni in merito. Credo sia molto pericoloso che uno scrittore inizi a interrogarsi su queste cose. Finché lo fanno appassionati, critici, giornalisti, librai… va bene. “Med-fantasy” ha un senso, come classificazione ex post, per un fenomeno che probabilmente sta nascendo. In quel contesto è utile. Ma se mai dicessi ‘ho scritto un libro med-fantasy’, con ogni probabilità vorrebbe dire che ho scritto una vaccata.
Intendiamoci: non è che gli autori debbano essere sordi e ciechi, anzi. Dico che io preferisco interrogarmi sempre e solo in termini di una storia precisa, un preciso personaggio. La scrittura è un lavoro locale.
11 ) Si sta appressando l’annuale appuntamento con Lucca Comics&Games, ove sappiamo che sarai presente. Di cosa si occuperà Francesco Dimitri a Lucca? Giochi, libri o altro?
Giochi, libri e altro. E cioè, storytelling orale: una forma di narrativa ampiamente perduta, che sta un po’ tornando, e a me piace moltissimo. E poi anche un workshop su come fare, materialmente, storie fantastiche. Tanto per smuovere un po’ le acque.





Pierdomenico ha presentato un mio libro proprio a Lucca nel 2006 (eccoci insieme: http://www.lagunaweb.gdr.net/eventi/lucca0602.jpg)
Lucca è una bella piazza, la conosco lato Games; da quando non ho più lo stand nell’Indipendece Bay (2006 appunto) non ci sono più tornato, ma se quest’anno riesco a fare un salto, mi piacerebbe scambiare due parole anche con Francesco.
Bella foto!
Lucca in quei giorni è un posto incredibile, incontrovertibilmente magico, in cui ci piace tornare anno dopo anno.
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